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LA DOMAImage

Forse una delle cose più belle della festa è il vedere centinaia di mucche trainare i carri lente e maestose.

Vengono definiti buoi , ma sono mucche a tutti gli effetti .

Il territorio Larinese fino a pochi decenni fa era piano di piccoli allevatori di bovini, che usava l’allevamento come forma di sostentamento familiare , e questi piccoli allevamenti erano una risorsa eccezionale per i carrieri che prendevano le mucche per la festa.

Ma la crisi del settore zootecnico , la progressiva meccanizzazione dell’allevamento, costrinse molti di questi allevatori a dimettere l’allevamento per dedicarsi ad altre attività.

Questo però non ha intimorito i numerosi carrieri, spingendoli nei paesi limitrofi fino a molti km di distanza per avere a disposizione una coppia di mucche per trainare il carro.Image

In alcuni casi gli allevatori hanno solo ridimensionato il loro numero di animali, allevando solo pochi capi da donare per la festa in segno di devozione. Inoltre negli ultimi anni, molti carrieri sono stati spinti a comprare le proprie mucche, da usare solo ed esclusivamente per la festa, tralasciando le enormi spese che comporta la cura di questi animali, solo nel segno di una profonda devozione ed attaccamento alla festa. Un aspetto che può essere solo lodato!!!

Gli animali , costretti nelle stalle per lunghi periodi dell’anno, non più usati nei lavori dei campi, costringe al carriere ad un lungo periodo di doma per abituare l’animale a tutto ciò che accade alla festa intorno a lui. Infatti l’animale, vedendo tutto di colpo intorno a se persone, sentendo forti rumori potrebbe intimorirsi e rovinare la festa.

Questo percorso riabilitativo incomincia con un lento avvicinarsi del domatore all’animale, per farsi riconoscere, fargli capire che nei suoi gesti non ci sono intenzioni maligne e quindi instaurare un rapporto di piena fiducia.Image

Il passo successivo è quello di abituare l’animale a portare le morse nelle narici (‘frcial)  e la catena intorno alla testa. Alle prime uscite di solito, se la mucca è una novizia, si assistono a delle scene in cui l’animale diventa irrequieto, saltando e cercando di scappare liberandosi della morsa delle funi.

I primi giri sono rigorosamente corti, ogni mucca viene portata a mano per un tragitto che nel corso della doma progressivamente aumenta. In questa fase si cerca di abituare l’animale a camminare appaiata con l’altrà metà della coppia (‘paricchj). Una volta che si nota che i due animali procedono appaiati, si incomincia a far provare loro il giogo (juv’) per farle rendere abituare a prendere il ritmo. Il passo successivo è quello di metterle i campanacci per farle abituare ai rumori, magari sparando anche quale colpo, in modo da non far nascere in loro durante la festa la paura e la voglia di scappare.

Dopo questa fase , si incomincia a porre alla coppia di mucche del peso.Nelle prime fasi questo peso viene creato con un enorme copertone di trattore agricolo, a cui viene apposto un palo di legno che fungerà da timone. Il copertone oltre ad essere pesante genere anche l’attrito giusto  che permette all’animale di abituarsi al peso.Image

Negli ultimi periodi, il copertone viene sostituito con un carro vero e proprio, usato solo per la doma, che renderà  l’animale idoneo a tirare il carro durante la festa.Image

L’operazione della doma richiede un lungo periodo. Tale periodo di solito inizia con il sorgere delle prime giornate di primavera a marzo e va avanti fino a pochi giorni prima della festa. Quando le mucche rimangono tranquille, irrequiete, pronte a tutto e seguono il domatore ad ogni suo passo, senza che questo impartisca ordini sono considerate degne di avere l’onore di portare il carro durante la processione!

I riti che si susseguono durante la doma, ai molti non abituati alla festa, potranno sembrare crudeli, ma altro non sono che il frutto di sapienza tramandata da padre in figlio e non vede in nessun modo l’accanirsi contro l’animale con metodi bruschi o violenti. Il domatore ha pieno rispetto per l’animale e questo lo capisce ricambiandolo con tutto il suo affetto.

La medesima procedura viene riservata anche alle pecore che tirano i carri più piccoli, ed ai vitellini.

 
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